“ERASMUS”

 

 

Un ascensore in pensione
Non più Erasmus in Ludwigsburg, ma tornata in patria…. (purtroppo)

Carissimi lettori… dopo un lungo periodo di oblio (ovvero dall’ultimo
numero) eccoci di nuovo alla rubrica erasmus alla ricerca di differenze
e somiglianze degli atenei spagnoli – ormai sono talmente abituato a questa università che praticamente mi sono già stufato! – Cominciamo con il solito antefatto: un giorno stavo passando per un largo corridoio come avrò fatto centinaia di volte, solo che stavolta la mia attenzione è
attratta da una costruzione di legno posta in un angolo e come potrete ammirare dalla fotografia non è poi così piccola… messa lì così che potrebbe essere??? Un bagno chimico dalle eleganti finiture in legno massello?
Un pensatoio per studenti? Una macchina del tempo? Da segugio quale sono mi viene un sospetto… sarà mica un ascensore?!?
Mi avvicino e il mio sentore trova conferma, all’interno inequivocabile il quadro con i bottoni dei vari piani… Beh diciamo che non è una grossa scoperta ma sicuramente ricorderete dall’anno passato la mia particolare affezione agli ascensori… ma poi, cosa vuol dire mettere un ascensore in un angolo a mo’ di suppellettile?!? Ho capito che è un
oggetto antico, bello finchè vuoi ma che senso ha? E come se non bastasse ai due lati sono state messe due piante da appartamento, quasi a rendere sacrale l’oggetto in questione, sempre se si tralascia l’estintore a carrello alla sinistra…
magari hanno paura che possa prendere fuoco durante il bonfunzionamento…
eeeh, sono prudentissimi questi spagnoli e in fondo il pericolo di autocombustione è sempre dietro l’angolo, basti pensare che è la prima causa di incendio di ascensori in legno non funzionanti!!!
Beh, in conclusione non saprei dire se è meglio avere un angolo vuoto con magari un bel cestino oppure un angolo addobbato a tabernacolo come questo….
Ora vi lascio, alla prossima


Bazu

Aprile - maggio ’06 - “La pacchia è finita!”
Ripeto le parole dei miei amici appena mi han vista rientrare nel mondo italiano..e in realtà, non hanno tutti i torti…son tornata, e
tutto quello che ho lasciato, non lo riavrò mai più! Ho impiegato un mese per elaborare questa teoria nella mia testa, e forse, ora che lo sto scrivendo, non ci credo ancora completamente…
Sembra ancora uno scherzo, sembra che io debba prendere il primo volo e tornare nel mio mondo, ahimè, troppo fittizio per durare per sempre…
Ma non vi voglio parlare di com’è qui, tanto lo sapete già…è tutto come ho lasciato, solo che io ora mi sento una disadattata e gli altri invece non trovano esattamente nulla di diverso rispetto a quando son partita tanti mesi fa… Voglio un po’ raccontarvi di com’è stata l’ultima settimana in Germania, come l’ho vissuta…potrei annoiarvi e dire che ho pianto tantissimo, ed è la verità, ma preferisco farvi un riassunto dei momenti più felici, non di quelli strappalacrime!! Ho decisamente chiuso in bellezza, dovete essere orgogliosi di me…non ho perso nemmeno un attimo per far feste e godermela fino all’ultimo secondo…vi posso solo dire che la festa d’addio mia e delle altre italiane è durata ben 14 ore, dal pomeriggio al mattino dopo…non penso che dimenticherò facilmente delle nottate del genere…
Ad aspettare l’alba in terrazza, con i miei coinquilini…ai quali comunque, in qualche modo, è cambiata la vita senza due italiane casinare in casa…!!
Non so bene come spiegarvi il sentimento che si prova quando bisogna lasciare tutto. Come ogni cosa, è necessario viverla in prima persona per capire a pieno…ma io ci provo comunque. Non è tanto come quando vai in vacanza nel posto più bello del mondo, e incontri i classici amici da vacanza, quelli che ti sembrano perfetti perché li vedi massimo due settimane e li senti poi, forse, per gli auguri di Natale…
No, è tutta un’altra cosa. Dopo i primi mesi, è come se tu avessi sempre abitato in quella casa, con quelle persone, da sempre. Con quelle tue nuove abitudini che ti sembra così idiota dover tornare alle precedenti…metti da parte una vita, per far spazio a quella che ti piace di più, che non c’entra assolutamente nulla con la precedente.
E poi puff, via, tutto d’un tratto, qualcuno prende il tuo posto e inizia per quel qualcuno tutto ciò che ti ha fatto così tanto cambiare e soprattutto, divertire come non mai. Non so bene se il messaggio è passato, spero…
Ma sapevo sarebbe finita così, sapevo avrei sofferto, solo credevo di poter somatizzare il tutto in breve tempo…mi sa che mi ci vorrà ancora un pochetto…per fortuna ho amici pazienti…
Vi lascio, con l’ultima raccomandazione…partite per un po’, fa bene alla salute!


Michela, Facoltà di Lingue - Verona

 
St. Patrick’s Day

San Francisco non si smentisce mai, pur di far divertire ogni persona che mette piedi nella City, si acchiappa le feste di altri paesi: ecco a voi, infatti, il mitico St. Patrick’s day che si è celebrato il 17 marzo.
E’ proprio vero, questa non è altro che una festa Irlandese ma pare che qui ce ne siano tanti dunque bisogna assolutamente festeggiare.
Devo dire che è davvero una cosa affascinante: le strade e i locali sono colmi di persone ubriache e vestite solamente di verde che cantano e si divertono bevendo litri di Guinness e i cosidetti Irish Car Bomb (buonissimo!vedi sotto).
Difficile e’ infatti trovare un taxi libero per tornare a casa perche’ ovviamente è il mezzo più gettonato dato l’elevato tasso alcolico presente nel corpo e gli insuperabili policemen con i loro check point che proprio non ti invogliano a prendere l’automobile!
Citazione preferita della serata: KISS ME, I’M IRISH!


Valentina Zerbini

 
La Spagna è un paese civile…

…Semesterferien….

Erasmus, Ludwigsburg, Germania, Marzo 2006

Carissimi lettori bentornati nell’angolo erasmus, rigorosamente misurato in radianti (ah ah ah che simpatia!)… ok bando alle ciance e passiamo al sodo di questa puntata; ricordando le mie giornate universitarie bresciane non posso fare a meno di pensare alle macchinette, unico svago in un posto lugubre dove si respira un’aria pesante in qualsiasi momento dell’anno, unico luogo di socializzazione extra-scolastica, probabilmente unico ricordo degno di nota dei nostri anni di prigionia volontaria trascorsi ad ingegneria… ebbene anche qui a Madrid l’alta tecnologia è arrivata sotto forma di macchinette, seppur in maniera minore data la presenza dell’efficiente bar. I prodotti sono un classico:
Twix, Mars, m&m’s, patatine (non quelle dalla pubblicità di Rocco Siffredi!), ci sono persino i tramezzini atomici che a Brescia sono stati levati da qualche tempo…tutto il mondo è paese!
Vi sono però due differenze sostanziali tra Italia e Spagna: la prima è
meramente economica, infatti i prezzi qui sono quasi il doppio di quelli
italiani e per un semplice spuntino si pagano minimo 85 eurocent… e non venitemi a raccontare dell’aumento dei prezzi dovuti all’euro visto e
considerato che ho dovuto aprire un mutuo per fare merenda (che qui si fa più o meno dalle 17.30 alle 19.30)!!!
La seconda differenza è molto più radicale e riguarda invece il comportamento della popolazione studentesca spagnola nei confronti di
suddette macchinette. Provo a spiegarmi meglio: a chi non è mai
successo che la spirale magica del prodotto selezionato non si fermi prima che questo caschi rovinosamente nell’apposito cassetto per poi prenderlo, facendolo rimanere incastrato beffardamente a mezz’aria? Bene, tale evento provoca nel futuro ingegnere un raptus istintivo che fa si che trasformi quello che pare un inerme studente in un giocatore di rugby del“Sei nazioni” che con forza bruta ed espressioni poco galanti si
esibisce in una serie di spallate sul vetro blindato della macchinetta per rendere giustizia di un Mars bloccato nella spirale… Questo fenomeno di metamorfosi è stimato possa durare svariato tempo, cioè finchè non si è raggiunto il risultato voluto e anzi è ampiamente provato che nei casi più gravi diventa un fenomeno di gruppo quando per raggiungere l’obiettivo non si esita a organizzare una mischia al grido: “Dai gnari che ce la facciamo!”… La scorsa settimana ero giusto nei paraggi di una
macchinetta quando con la coda dell’occhio noto un pacchetto di
m&m’s color giallo canarino che penzola da una spirale. Il mio status di erasmus (o meglio “Alumno visitante” come indicato sul mio tesserino spagnolo) mi trattiene dal fare ciò che avrei fatto a Brescia e aspetto qualche secondo per vedere come si comportano gli spagnoli. Anche la loro attenzione è attirata dal pacchetto di m&m’s sospeso ma con mio grande stupore se ne stanno lì davanti al vetro (anche qui blindato) parlottando, senza passare all’azione… solo un ragazzo abbozza un cenno di colpo alla macchinetta, ma ha la forza di una pacca amichevole sulla spalla… Il tempo passa e niente!!! Nessuno fa niente per
sbloccare la situazione, incredibile!!! E quando me ne vado il pacchetto di m&m’s è ancora al suo posto… Che dire, forse da questo punto di vista la Spagna è un paese civile! Alla prossima!


Bazu

Ciao a tutti!!!
Eccomi qui, a raccontarvi il mio ultimo mese in erasmus…ma
questo è un mese un po’ diverso dagli altri, perché le lezioni sono
ormai finite, e ci sono 6 settimane di vacanze di semestre….vi
chiederete perché, dato che sono in vacanza già da 5 mesi….!!
È brutto pensare che questo mese servirà sia per divertirsi a più non
posso, sia a chiudere tutti quegli orribili e inutili documenti…nel
momento in cui chiudi il tuo conto nella banca tedesca ti senti già un
po’ fuori…e ve lo dico perché l’ho fatto proprio ieri, e mi son sentita
di nuovo in Italia…
Ma comunque si approfitta delle ultime settimane e si va un po’ in
giro per la Germania, e non solo, dato che sono appena tornata da un
weekend ad Amsterdam con amiche…
Macchina in affitto e 6 ore di viaggio verso l’Olanda…totale di 3
giorni, di cui solo uno intero passato nella capitale della
perdizione…vi assicuro che ne è valsa la pena, lo rifarei anche
domani!!

E qui continua a nevicare, non c’è pace…neanche un piccolo
accenno di primavera…
Ma non si pensa alla partenza, ma solo a festeggiare ancora un po’…
Un episodio divertente è stato settimana scorsa, partita Italia -
Germania…4-1.
Ovviamente non abbiamo risparmiato i nostri amici crucchi di
insulti e parole…perché quando sei lontano dalla patria anche una
amichevole di calcio diventa un evento, e tieni alto l’onore di
casa…ci siamo presentate con bandiere italiane e tanta Nutella…e
alla fine della partita non avevano più parole per controbattere…
Cosi è la nostra vita…
E il pensiero di doverla lasciare qui alla fine del mese mette tanta
tristezza… Okay, questo è tutto per ora…
Alla prossima gente, auguratemi buon ritorno, vi farò sapere!!


Michela,
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere
Verona

 

 

Questione di scaramanzia…

 

 

Mese quinto… freddo polare

Erasmus, Germania, Ludwigsburg… Febbraio 2006

Carissimi lettori eccoci ritrovati come ogni numero nella rubrica rasmus! In questo numero toccheremo un argomento che nello stereotipo comune degli studenti all’estero risulta un po’estraneo visto che solitamente si parla solo di feste e divertimenti, non che manchino, ma anche noi dobbiamo fare gli esami.
Voglio raccontarvi un fatto accaduto circa una settimana prima dell’inizio della sessione che è tuttora in corso. Quando trovare un posto in biblioteca risultava difficile (cosa impensabile a Novembre) e la gente si affannava nella ricerca di tonnellate di appunti da fotocopiare, in ogni qualdove dell’università sono apparsi dei manifesti (vedi esempio in fotografia) recanti scritte tipo: “Suerte en tus examenes”, “Tanto estudiar tiene un objectivo” addirittura “Animo!”; tutti cartelli ufficiali appesi
dall’università che forse non trova miglior modo per cercare di
incoraggiare gli alunni all’inizio degli esami. Potevo rimanere impassibile di fronte a tal misfatto?!? Certo che no e dopo un rapido giro di commenti con altri erasmus siamo giunti alla conclusione unanime che si tratta di una gran cazzata, per di più di cattivo gusto visto che si teme porti rogna… e parecchia!
Insomma, pensate se a dicembre vi trovaste appesi in atrio e sulle porte delle aule “Buona fortuna!”, la gente passerebbe il tempo a toccarsi i gioielli di famiglia… tanto per farvi capire questo articolo lo sto scrivendo con una mano sola e vi assicuro che non è assolutamente comodo… Ovviamente scherzo, ma quante volte tiriamo in ballo la fortuna e invochiamo la dea bendata soprattutto negli esami più difficili o in quelli in cui la nostra preparazione è paragonabile alla competenza del ministro Tremonti per l’economia (visto che ormai siamo in campagna
elettorale per par condicio potete sostituire le ultime parole con
“… la cui preparazione è paragonabile al sex appeal di Rosy Bindi”)? Ognuno, anche chi non ci crede come, volente o nolente ha dei piccoli rituali che vuole rispettare in queste situazioni, poi fa niente se si viene segati in pieno o se i nostri voti (nel senso di promesse, non tipo 18/30!!!) professati in condizione di non intendere e soprattutto volere, come accendere un cero delle dimensioni di un campanile a San-non-so-chi vengono dimenticati forse anche prima di scordarsi delle miriadi di nozioni dell’esame appena dato (tempo stimato in 2 nanosecondi
più o meno). Però tirarsi addosso una sfiga così, gratuita,
tappezzando l’università di troiate del genere mi sembra troppo!
Vabbè per questo numero è tutto, speriamo vada tutto bene…
mucha mierda a todos!!! (segue potente autopalpeggio…)


Bazu

La prima cosa che mi viene da dire è che fa sempre più freddo, a mezzogiorno gli alberi sono ancora bianchi dalla brina della notte, ogni tanto mi chiedo perché non ho chiesto di andare in Spagna, ma poi mi guardo intorno e capisco che comunque è tutto perfetto, nonostante i -8 gradi che mi fan sempre compagnia…
È tutto perfetto tranne la tortura esami…non perché siano difficili, o
perché siano troppi e tutti insieme, al contrario….è che proprio
l’Erasmus non è fatto né per preparare esami né per sbattersi appena
più del dovuto…è meglio concentrarsi sul travestimento per la festa
di carnevale…no?
Mi chiedo come farò poi senza le feste in università…ho finamai
cambiato abitudini, la serata universitaria non è come da noi, qui c’è
una festa ogni mercoledì sera, spesso a tema, dalla quale torni a
casa in ginocchio…. E il mattino dopo salti ovviamente la lezione
delle 8.15…ma nel letto ripensi alla serata e credi che in fondo valga la pena godersela fino in fondo e salutare quelle odiose lezioni all’alba…
Il problema poi si pone quando il prof ti dice che chi salta più di due
lezioni non è ammesso alla “Klausur”, la prova finale….e capite bene che se ve lo dice un tedesco, non è da contraddire…
Anche se spesso e volentieri gli erasmus son visti con occhi diversi,
in parole povere riesci a fare quello che più ti aggrada…
Quello che mi rende felice come una Pasqua, adesso, è che tra due
settimane finisco le lezioni, a metà febbraio, e poi vacanza…il II
semestre inizia a metà aprile, nell’intervallo ci saranno solo feste,
gite, alchool, feste, gite, alchool….ups, forse mi ripeto!!! ☺
Per il resto ormai mi sono abbastanza abituata alla vita crucca,
tranne alcune cose che ancora non tollero…come il treno che passa
in anticipo, io da brava pendolare son sempre in ritardo…o come i
krauti alle 11 di mattina (giuro che non è solo una leggenda…purtroppo…), oppure la coca cola mischiata alla fanta
(dopo un po’ ci si fa l’abitudine), o la mancanza totale dell’Aperitivo, o i tuoi coinquilini che si chiedono perché si debba pulire il bagno più di una volta a settimana….insomma, cose che comunque possono essere tranquillamente sorvolate….tranne il treno, vi giuro, continuo a perderli…
Ok, credo anche per questo mese di avervi regalato qualche
momento di pura vita crucca, anche se le perle son tante ma quasi
impossibili da trascrivere…posso solo raccontarvi che ci è venuta la
mania di tradurre ogni santo proverbio e ogni espressione possibile
dall’italiano direttamente in tedesco….ma è ovvio che nell’altra
lingua suonino un po’, come dire…totalmente senza senso!!! E i
tedeschi ovviamente non ridono, perché loro, durante la settimana,
son persone serie, non come le italiane in vacanza…ehm, in erasmus scusate…. Bon, al prossimo numero…continuo nelle mie faccende e a raccogliere materiale per voi….


Michela

Facoltà di Lingue e letterature straniere
Verona

 

 

Piccoli ingegneri crescono…

 

Ritorno all’erasmus

Carissimi lettori, questo articolo è dedicato ai dubbi che ogni
ingegnere ha e si porta dentro per paura di essere deriso… non siamo
macchine, lo sappiamo anche noi e come tutti abbiamo pensieri
“amletico-professionali” che accompagnano la nostra esistenza
ingegneristica; proprio come ad esempio i filosofi passano ore e ore a
discutere del fatto se sia nato prima l’uovo o la gallina anche l’ingegnere è capace di perdersi in un bicchiere d’acqua… Tutte queste
considerazioni nascono da un episodio banale accadutomi ad una
lezione spagnola di motori di combustione interna. Problema: calcolare
il calore ceduto da un motore di 65 kW. Il profe svolge tutto alla
lavagna e dopo una decina di minuti di calcoli, proprio quando sembra
maneggiare formule e formulacce con l’agilità con cui un pizzaiolo fa
roteare una pizza sulle dita, arriva al risultato: il calore ceduto è 78
kW… Mumble mumble c’è qualcosa che non va: 78/65=1.2 cioè il
calore perso è più di quello prodotto… Ci siamo, anche l’esimio
professore spagnolo è caduto nella trappola del rendimento (in questo
caso perdita) maggiore di 1. Alzi la mano a chi non è mai risultato il
rendimento maggiore di uno… Dai su, non fate i furbi e abbassate
quelle manine sospese a mezz’aria…! Non so perché ma mi ricordo
ancora quando alla fine della quinta superiore dalla prova di laboratorio
sul recupero di calore da un motore endotermico risultava un
rendimento superiore a 3: mirabolante!
Questo è solo un esempio, ma pensate a quanti dubbi ci
attanagliano, concetti che non riusciamo proprio a fare nostri. Allora
sotto con gli esempi: chi non ha mai storto il naso davanti al fatto che
l’attrito non dipenda dall’area della superficie di contatto? E, in parole
povere, che differenza c’è tra corrente continua e alternata? E come non
dimenticare un classico a questo proposito: perché nasce prima la forza
centripeta, perché un fisico sobbalza sulla sedia se sente parlare di forza
centrifuga? E chi più ne ha più ne metta… c’è gente che si sente
invincibile se risolve un integrale multidimensionale astrale, ma la realtà
è che siamo umani ed “errare humano est” (sicuro che in questa
citazione ci sarà qualche errore), a volte il nostro ego di uomo rude e
ignorante che pensa che la Terra sia piatta non può fare a meno di
manifestarsi, proprio come quando ci perdiamo nei cambi di unità di
misura (giusto per rimanere in tema con l’articolo dello scorso numero),
bar, pascal, atmosfere, stratosfere, kilo, mega, giga, tera, micro, pico,
femto, atto, ordini di grandezza che non ne vogliono sapere di tornare e
come i bambini delle elementari ci guardiamo le mani aperte mentre
contiamo e se passiamo il dieci vorremmo usare anche le dita dei
piedi… Beh che volete farci, il lavoro dell’ingegnere è pieno di punti di
domanda, ma alcuni sono più grossi di altri e non c’è proprio verso di
risolverli! Ciao e alla prossima!


Bazu

ERASMUS, LUDWIGSBURG, GERMANIA…
Di nuovo nella fredda e gelida Germania, solo un paio di settimane a casa e non vedevo l’ora di tornare nella mia casetta edesca…perché è così che funziona…quando torni già non vedi l’ora di ripartire…e ritrovi qui tutto quello che nei mesi prima è diventato importante come l’aria…ritrovi i tuoi coinquilini, le tue feste, le lezioni che non riesci più a seguire…insomma, trovi ancora la libertà a cui noi italiani
non siamo abituati…
E ora si inizia anche qui a parlare di esami….ma non pensate mi debba spaccare la schiena come a casa…non esistono dispense, non esistono libri di 5000 pagine, solo un accordo con il prof e tutto si risolve scrivendo una tesina di una decina di pagine….solo per determinati esami fanno un compito in classe alla fine del corso…mi sembra di essere tornata al liceo!!
Peccato che il tempo atmosferico sia veramente infame….il termometro è perennemente in negativo, e così la vita mondana si riduce a feste in università e in case private…soprattutto nella
mia, che alle 4 di mattina è veramente inguardabile, sembra appena invasa dagli Unni…(stamattina compresa). Ma cosa importa, noi
puliamo…noi…siamo dotati di un piano di pulizia, ma chissà
come, lo rispettano solo le italiane…e così ogni tanto riusciamo addirittura ad arrabbiarci in tedesco con i nostri amati crucchi.
Anche la lingua migliora…peccato che ogni tanto ci insegnino cose non troppo carine da dire in giro semplicemente per prenderci un po’ in giro…tedeschi infami…ovviamente però la lingua la si impara più in casa che a lezione…dato che l’ultima fila della classe è sempre
occupata dalle italiane che ridono, scherzano e passano il tempo a fare tutt’altro che ascoltare…come in ogni rispettabile lezione delle superiori!!
Per questo mese vi saluto, è tempo che vada anch’io in università…voi studiate, e se vi capita, compilate una domanda erasmus…magari optando per un posto caldo….Alla prossima,


Michela
Lingue e culture per il management turistico
Università degli Studi di Verona

 

 

E’ una questione di misura...

 

Dalla Germania…

 

13/10/05 ore 19:00, aula 36 del Politecnico di Madrid.
Il giorno è stato abbastanza pesante e per concludere con la ciligina sulla torta è appena cominciata la lezione di “Ferrocarriles”, in
italiano “Ferrovie”. Poche parole introduttive e il professore si mette a parlare di forze e nomina insistentemente i “kilopondios”; inizialmente rimango perplesso e mi metto a pensare che siano kilonewton. Poi chiedo conferme al mio compagno di banco, anch’egli erasmus. Alto, biondo, occhi chiari, sguardo tutto d’un pezzo, insomma, si vede
lontano un chilometro che è un tedesco. Chi meglio di un tedesco puó togliermi questo dubbio, loro che sono cosí famosi per il rigore scientifico che li caratterizza, loro che esportano tecnologia d’avanguardia, loro che ospiteranno i prossimi mondiali di calcio...
Chiedo e lui mi dice che anche secondo lui il professore sta parlando di kilonewton. Pochi minuti dopo capisco anche perchè i tedeschi
hanno perso non una bensì due guerre mondiali, dai passaggi alla lavagna si capisce che non possono essere kilonewton. Partendo
dal fatto che il modulo di resistenza dell’acciaio é 2 100 000 kilopondio/cm^2 ricavo cosí che i kilopondio non sono altro
che i vecchi, anzi vecchissimi kilogrammiforza... E qui comincio a pansare abbastanza sorpreso: ma è mai possibile che si usi ancora
questa unità di misura vecchia come il cucco??? Siamo in un’università in cui si insegna ingegneria e questo mi tira fuori i
kilogrammi-forza! O forse devo rigraziarlo perchè non ha usato le libbre?! Alle superiori mi hanno fatto una testa cosí sul Sistema
Internazionale di misure piuttosto che il sistema tecnico C.G.S. (centimetri-grammisecondi), si parla di gente che in passato per
mettere d’accordo tutti si é scervellata tanti anni con l’intento di soppiantare le vecchie unità di misura locali... Dopo un’ attimo
penso però agli inglesi e agli americani... eh beh, loro che sono la superpotenza del mondo devono distinguersi da tutti gli altri e vanno
avanti di testa propria usando libbre, piedi, pollici e chi ne ha più ne metta. A Parigi conservano in
atmosfera supercontrollata in umidità e temperatura
il campione del metro per non fargli subire variazioni, fisici hanno bruciato non so quanti neuroni per darne
una definizione rigorosa (dicono che sia tipo la lunghezza d’onda emessa da un non so quale elemento in una frazione di tempo, ma giuro
per l’esame di Fisica lo sapevo!) e questi cosa ti vengono a dire? “No grazie, noi abbiamo la Yarda...” Ma quanto vale la Yarda? “Più o
meno un metro...” Come piú o meno?! I NOSTRI
ERASMUS Mi ricordo benissimo una delle prime
interrogazioni in terza all’ITIS quando usando l’espressione “Più o meno” in una risposta il professore mi apostrofò dicendomi
“Guarda che un tecnico con i più o meno non va da nessuna parte!” Forse non aveva tutti i torti e probabilmente resterà una delle poche
cose sensate che ha detto in tre anni. Tornando agli americani cosa significa “E’ alto 5.7 piedi?” Ma con le unghie limate o
no? Con o senza scarpe? Capisco che nel linguaggio comune si possono usare unità di misura non convenzionali, penso a mio padre
quando quantifica la superficie di un terreno in “Piot” (non so nemmeno se si scrive così, comunque 3 Piot = 1 ettaro), misura tipica
della cultura contadina, oppure a quando diciamo che pesiamo tot chili quando a rigor scientifico bisognerebbe usare i Newton...
Ma immaginatevi un dietologo che dice ad una persona: “Non si preoccupi della dieta, lei pesa solo 700 Newton!”. ‘azz.. ma qui
siamo a ingegneria! Allora sapete cosa vi dico? Fuck you, io mi invento il mio sitema di misura! Per la lunghezza io sono il
campione: 1 Bazu = 2.02 metri. Quindi quanto dista Brescia da Milano? 80 Km? No, 39603,9 Bazu! Per il tempo altra diatriba...
secondi a parte, in che anno siamo? I cristiani usano come riferimento la venuta di Cristo, gli ebrei lo stanno ancora aspettando, i musulmani li contano dalla nascita di Maometto, Mussolini li contava dalla marcia
su Roma e per di più utilizzando i numeri romani... e poi chi l’ha detto che bisogna usare gli anni, e soprattutto perché bisogna dividerli in dodici mesi? Con i calendari delle veline & c. che ci sono in giro non sarebbe meglio averne almeno una trentina di mesi???
Allora io uso le clessidre, tipo quelle per giocare a Taboo... no, troppo standard, meglio usare i secondi di una pisciata dopo aver bevuto una media di birra... una media o una pinta? Ci risiamo con le misure nglosassoni, quanto vale una pinta? E in galloni? Oddio basta, se vado avanti cosí non finisco più di fare equivalenze... In fondo se Einstein è
riuscito a dimostrare che il tempo é relativo (e aveva pure ragione!) ognuno può usare quello che vuole...


Bazu

 

 

OTTOBRE 2005, ERASMUS A LUDWIGSBURG, STUTTGART,
DEUT-SCHLAND
Ed eccomi di nuovo da voi, pronta per raccontarvi quello che davvero e’ l’erasmus… l’erasmus in Germania, il paese della birra, della neve e del gelo… E’ passato anche il primo mese per me, e ora voglio provare a farvi sentire profumo di estero… E’ luogo comune credere che la Germania sia popolata di gente chiusa, introversa ed egoista…. son qui per sfatare questo luogo comune!
Cio che aiuta di più ad amalgamare tedeschi e stranieri e’ il fatto che si vive in campus, tutti insieme…io per esempio sono in casa con una ragazza e due ragazzi tedeschi…tedeschi fino in fondo… Altro punto a nostro favore e’ l’abilita’ in cucina…abbiamo gia’ conquistato tutti cucinando bavette al pesto!!
L’unica cosa che ovviamente crea non poche difficoltà, e’ seguire le lezioni:

a) la sera non si riesce mai ad andare a dormire ad un orario decente;

b) la mattina ci si presenta (da bravi italiani) in ritardo;

c) e’ già difficile seguire lezioni in italiano, figuriamoci in tedesco;

d) abbiamo frequenza obbligatoria (…);

e) durante un “Seminar” si interagisce… e ciò mi sconvolge;

f) per non parlare del mio corso di russo in tedesco…preferisco non commentare!.

Ma non e’ questo che voi volete sapere…. Volete sapere della vera vita
lontano da casa, del non avere nessun vincolo, delle serate, e del vero divertimento erasmus, che vissuto una volta, poi non torna più… E io vi accontento, son qui per questo!! Dunque…da dove iniziare? dalle fantastiche cene multietniche magari…una sera cucina italiana, un’altra messicana, quella a seguire tedesca e cosi via…queste sono le serate migliori, quando si rimane tutti a casa di qualcuno a chiacchierare e ovviamente a imparare parolacce tedesche…quando poi all’una decidi che e’ meglio farsi due spaghetti per non sentire troppa nostalgia della cucina della mamma, o quando poi pensi che possa essere divertente andare a svegliare chi e’ già nel mondo dei sogni… Cos’altro?? Da
raccontare sono le notti in birreria a guardare le partire di calcio…su questo I ragazzi tedeschi sono identici a quelli italiani: mai parlare se in campo stanno giocando, rischi di esser cacciata dal locale… Ma il resto voglio raccontarlo non prima del prossimo mese…un’idea ve la siete gia’ fatta no??? E allora auguratemi ancora buon divertimento,

La vostra Michela

 

 

 

QMVB - Qui Madrid a Voi Brescia

 

Alla scoperta di Ludwigsburg

 

Visto il successo conseguito il primo anno
di esistenza del nostro, anzi del vostro
giornalino preferito, il sommo direttore
Beppe nel corso di questa estate caldissima
mi ha convocato nel suo studio corredato da
poltrone in pelle di giornalista, ha aperto le
braccia e con fare da patriarca di un nuovo
anno di edizioni de “Il Fantafobal” mi ha
detto: “ Va dove la notizia chiama!”. Detto
fatto, eccomi inviato a Madrid a spese del
giornale!!!
Beh, a dirla tutta non è proprio andata così,
ma come in tutte le leggende metropolitane
c’è un fondo di verità, cioè che adesso mi
trovo a Madrid… certo non a spese del
giornale (le casse piangono anche senza
dove mantenere corrispondenti esteri) ma a
spese in parte mie e in parte del fondo
Erasmus. Infatti, mi trovo qui per studiare
all’università politecnica ma comunque non
voglio far mancare il mio apporto alla causa
del giornale.
Quindi per quest’anno non mi occuperò
della Beneamata ingegneria bensì della
politecnica e soprattutto di Madrid visto che
non sono venuto fin qua solo per studiare
ma anche per vivere una città nuova,
soprattutto se questa città ha 5 milioni di
abitanti…
L’avventura per me comincia il 15
Settembre quando insieme al mio collega
Erasmus Carlo partiamo alla volta della
capitale spagnola a bordo di un furgone
Westfalia del 1982, tipo quello degli hippy.
Che storia di furgone, è una figata!!! Sì,
peccato che bisogna coprire 1700 Km di
strada alla media dei 90 Km/h, sempre che
non si facciano troppi saliscendi che fanno
arretrare ulteriormente la lancetta della
velocità. Morale della favola: dopo 500 Km
il fascino del furgone è già bello che
consumato e ha lasciato posto ad una voglia
matta di arrivare... peggio ancora se nei
pressi di Saragozza ci si mette anche una
gomma che non resiste al desiderio di
esplodere (si vede che si è consumata
insieme al fascino del viaggio); per 5 minuti
ho pensato che non sarei mai arrivato a
destinazione. Fortunatamente non succede
nessun altro imprevisto e il 16 notte
arriviamo. Non abbiamo la più pallida idea
di dove andare, siamo senza casa e
dobbiamo cercarne una. Sabato e domenica
cominciamo a gironzolare alla ciudad
universitaria a raccattare annunci per gli
appartamenti, visto il freddo polare che c’è
stato sabato notte è meglio che facciamo
alla svelta… Madrid è una bella città,
soprattutto viva e piena di gente, certo noi
siamo stati sparati in un'altra dimensione e
soprattutto il pensiero di non avere un tetto
di mattoni sotto cui dormire ti impedisce di
vivere la città da semplice turista.
I NOSTRI ERASMUS
Le case non mancano ma pur di prendere
soldi sono disposti a cacciarti nei buchi
più reconditi di un appartamento (ho
visto camere di nemmeno 4 m^2 dove
praticamente non riuscirei nemmeno a
dormire disteso). Comunque quando mi
sistemo sono passati solo 4 giorni dalla
partenza ma l’Italia mi sembra lontana
come la Luna, ma per certi versi è
meglio così… La bella sorpresa che ci
accoglie appena giunti in università è che
i corsi cominceranno una settimana
prima di quello che credevamo, non c’è
male! Qui, a parte gli inconvenienti
dovuti al cambio di università e alla
lingua differente sembrano molto
disponibili, vediamo come sarà più
avanti… L’università mi ricorda l’ITIS
Castelli, con i suoi lunghi corridoi e le
porte delle aule non proprio nuovissime
(segue minuto di commozione e relativa
asciugatura di lacrime che sgorgano
copiose dagli occhi). Ma dell’università
ci sarà tempo di parlare in seguito
quando comincerò i corsi (cioè domani
26/9).
Capitolo feste: la Spagna è famosa per la
movida, figuratevi voi cosa succede qua
nei week-end. Ovviamente noi appena
arrivati siamo come dei pivellini in un
mondo di grandi perché non conosciamo
i posti ma vi assicuro di non aver mai
visto tanta gente per le strade. Tra
erasmus è un attimo conoscersi e
solidarizzare, in fondo siamo tutti sulla
stessa barca… Qui è zeppo di francesi
ma si trovano rappresentati di ogni
nazione.
L’inizio non è stato affatto male ma
credo che per almeno il primo mese sarà
tutto un inizio, speriamo vada avanti
così… L’unica domanda che mi pongo
(e che mi ponevo in Italia prima della
partenza) è come mai a Brescia siano
rimaste delle borse erasmus non
assegnate per mancanza di domande
quando in praticamente tutte le altre
università italiane e non ci si scanna per
partire… bisogna riflettere ragazzi,
riflettere su quanto siamo invasati…
Come puntata di introduzione penso
possa bastare così… appuntamento alla
prossima!


Bazu

 

Pronti…via! Tra poco si parte, e voi
partirete a insieme me! Destinazione:
Ludwigsburg, Stoccarda, Ger-mania centromeridionale.
Motivazione: Erasmus!
Il 30 settembre inizierà la mia grande avventura e ho deciso
di condividerla con tutti voi; un po’ per rispondere ad
ansie, paure e timori di futuri aspiranti Erasmus, e un po’
per farvi sentire QUASI all’estero!

Ma la vita dello studente in partenza non è solo oltre confine, anzi, la
macchina inizia a muoversi molto prima del
via. E allora devi pensare a bagagli, esami,
documenti, equipollenze, trasporti e organizzazione…
Io mi trovo esattamente in questo
frangente di tempo: quando ti sembra di
avere troppo poco tempo per risolvere tutti i
problemi, quando devi inseguire i professori
per tutta l’università, quando temi di non
capire nulla nella lingua straniera, quando i
bagagli sono comunque troppi, quando hai
una gran paura di trovare gente odiosa in
quella che sarà casa tua, quando devi salutare
parenti amici e fidanzati, quando conti sulle
dita di una mano gli ultimi week-end nella
tua città, ma anche quando non vedi l’ora di
volare via e staccare la spina da usi costumi e
abitudini quotidiane…
Questo è quello che gira per la testa
di chi è prossimo alla partenza…ma in realtà
non vi ho ancora detto cos’è l’Erasmus per
me… è un altro passo del mio lungo cammino,
solo che questo passo è nel vuoto.
Perché non so cosa mi possa
aspettare, per ora è solo un susseguirsi di
dubbi, ansie, speranze e attese che presto
verrà chiarito.
E allora, se a voi farà piacere, seguitemi nel
mio viaggio, cercherò di regalarvi qualche
istante di vita vissuta…

A presto


Michela


Facoltà di lingue e letterature straniere, Verona