Io e Corini

Io e Corini

Dalla primavera al Piacenza...

1987 - Dopo 9 campionati nella Sambenedettese, a 37 anni, torno a Brescia con l’idea di intraprendere la carriera di allenatore e nel frattempo, Umberto Cervati, figlio del Cavaliere e Pres. del settore giovanile (sarò sempre riconoscente a loro), mi consente di allenarmi con la Primavera dove gioca il promettente Eugenio Corini.

Poi, ottenuto il patentino, mi permette di allenarla: esperienza fondamentale.

L’estate successiva rinuncio alle vacanze in attesa di una chiamata (non c’erano i cellulari), allo scadere del calciomercato arriva quella della Centese in C2, la mia richiesta economica è “Ho moglie e due figli, datemi quello che mi serve per mantenerli e per me vitto e alloggio”. Fatta.

L’anno dopo al Piacenza inizia la cavalcata dalla C1 alla A. Nella stagione 95/96, in squadra anche un giovane Di Francesco, cerchiamo un regista e mi viene in mente un certo Corini.

All’esordio a Vicenza non gli faccio finire nemmeno il primo tempo tanto era inguardabile. Entra nello spogliatoio con aria supponente senza salutare il suo compagno che lo sostituiva.

Nell’intervallo davanti a tutti gli dico: “Ma chi c… credi di essere!? Non mi interessa se hai giocato nella Juve e nel Napoli, devi avere rispetto dei tuoi compagni. Non ti permettere mai più un atteggiamento simile, dimostra che sei il giocatore che io conosco altrimenti ti metto le mani addosso!”.

Da persona intelligente capì e crebbe il Corini uomo, calciatore e allenatore.

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